XVII > Premessa ottava ed ultima: ritorno alla “normalità”

Un giorno, quanto prima, avremo modo di riportare l’attuale situazione sotto un maggiore effettivo controllo. La rivoluzione che condurrà alla vera rinnovata normalità, come ampiamente già detto, partendo dallo spirito, giungerà innanzitutto elevando armonicamente le nostre coscienze. Ma, al di là di questo, un passo concreto sicuramente importante sarà compiuto quando, oltre ad avere sviluppato una sufficiente immunità, avremo trovato anche efficaci rimedi per la cura dei sintomi più rilevanti del virus “Covid-19” e quando, sempre nei limiti delle naturali evoluzioni, avremo messo a punto vaccini realmente validi (che, ad ogni modo, sarà bene impiegare per proteggere soltanto i più deboli ed esposti!). Eppure, per allora, si dovrà sperare in sistemi capaci di valutare l’effettiva bontà e sostenibilità di tali soluzioni.

Si saprà non cedere allo strapotere delle multinazionali? Attraverso la manipolazione di tanti scienziati al servizio, sfruttando un clima di terrore opportunamente alimentato e mantenuto, si tenderà infatti ad imporre vaccinazioni su scala globale, senza alcuna distinzione e limitazione, con i rischi che ne verranno.

Tuttavia questo atteso momento – per un verso relativamente liberatorio ma, per l’altro, potenzialmente peggiorativo e degenerante –, tarderà ancor di più ad arrivare se, nel frattempo, non avremo avuto il buonsenso di impegnarci per la costruzione almeno di una rete sanitaria discretamente efficace, per come globalmente non è stato fatto. Principalmente questa gravissima mancanza, infatti, ha determinato quelle soluzioni estreme che si sono dovute adottare, e che ancora dovranno essere adottate, per contenere i contagi. Quando si agisce in preda al panico, le conseguenze allora, a qualsiasi livello, non sono mai buone. E ci si ritrova quindi ad assistere all’imposizione di norme spesso contraddittorie, ma anche a comportamenti sconnessi da una realtà sempre più difficile da comprendere – come quando (e non tanto per dire!) si prescriva un antibiotico al posto di un analgesico.

Occorre prevenire ciò che è da stolti illuderci non possa accadere, o credendo che più non accada. Ma, laddove giungano i primi momenti di respiro, ci si muove ancora ritornando ai soliti schemi.

Non ci si può così trascinare, tutti affaccendati tra i benefici comodamente stordenti di un benessere tristemente fatuo e deteriorante. E non ci si può trascinare ancora tra soluzioni insensate. La situazione delle “mascherine”, per esempio: se occorre, è giusto che siano indossate, ma senza che se ne pretenda un uso eccessivo, inutile ed improprio. Parzialmente e non correttamente usate, infatti, non servono certamente allo scopo di evitare alcun contagio, a maggior ragione trattandosi di mascherine protettive che quindi, per funzionare, si richiede siano indossate in modo corretto e da tutti. Il ritrovarsi a metterle quando non serve, d’altro canto, come il cadere in paralleli eccessi igienici, espone di fatto ad un pericoloso progressivo indebolimento organico, oltre che ad un senso eccessivo di paura ed ansia, fino all’esplosione di vere e proprie psicosi. Il tutto infine, come già detto, genera una maggiore predisposizione a quegli stessi contagi che si vorrebbe evitare.

Soltanto quando avremo affrontato i problemi più radicati, quando avremo avuto il coraggio di cominciare a comportarci con maggiore responsabilità e serenità, quando avremo riacquistato la fede, riscoprendoci come creature tra le sorelle creature al mondo, soltanto allora potremo dire di aver compiuto un passo storico per la vera svolta. Ciononostante, quando avremo risolto alcune almeno delle troppe intollerabili ingiustizie che, inevitabilmente riverberando, non possono che contribuire ad alimentare mali di portata ben più ampia, allora saremo in grado di creare le condizioni effettive per arginare il potenziale insorgere di problemi altrimenti difficili da gestire. Da quel momento liberatorio, verosimilmente non ancora così vicino, resistendo ed adattandoci al mutare dei corsi, potremo allora tornare alla desiderata normalità, e sarà questo ritorno la nostra nuova conquista. Eppure – ed è anche questo parte  dell’incredibile prodigio armonico –, già anche in ogni istante siamo pienamente liberi, con la possibilità di riconoscerci tali. 

La liberazione armonica è già in atto.

Ma, con rinnovata capacità di revisione critica ed attraverso azioni di matura lungimiranza, siamo caldamente invitati a rivedere sin da subito cosa veramente possa adesso definirsi normalità. Non v’è alcuna normalità che non sia infine sostenibile e che, di fatto, procuri danni che potrebbero essere evitati.

Il fine superiore è quello di armonizzarci – con noi stessi, gli altri ed il mondo –, innanzitutto per non pregiudicare il miracoloso equilibrio naturale, ma anche per avviare una sana e giusta ricostruzione, una rifondazione armonica della nostra stessa società, in senso autenticamente comunitario ed essenziale, a partire dalla Rinascita di ciascun essere umano.

Al momento che verrà, sempre che sapremo meritarlo, qualunque male appaia potrà allora “rientrare” mostrando il suo vero volto. Così anche il “Covid 19” potrà verosimilmente permanere come una nuova domata forma influenzale, più o meno insidiosa di altre, con la quale avremo imparato a convivere. E possiamo già comprendere quanto sia saggio abbracciare la vita, nelle sue naturali trasformazioni. Accettiamo ciò che avviene, ma non senza agire nel bene.  Miglioriamoci e miglioriamo, cogliendo il tesoro di ogni  esperienza. Eppure, prima ancora, dovremo imparare a convivere nel bene della pace, con noi stessi e con il mondo.

(aulicino)

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