alberi nell'azzurro

VII > Premessa quinta: Rinascita. c) Critica nella fede

Credo negli ostacoli, nelle rinunce, nei sacrifici. Ma perché credo nella libertà e nel pieno godimento della vita, nello spirito come nel corpo. E questo mi è stato possibile grazie agli insegnamenti ricevuti da chi, con immenso amore, mi è stato accanto; ma, innanzitutto ed infine, è stato grazie al dono dell’Armonia che – nella mia temprata fragilità, nel profondo mio smarrirmi tra le superfici notturne, nel mio grave vacillare sulla sconfinata vetta della fede –, deve aver trovato un qualche giusto limite per discendere. E come da sempre accade, soprattuto quando sento di poter testimoniare ed affermare l’azione di un così sentito “divino”, con vigore allora, riprendendo a dubitare, ecco mi ritrovo naturalmente a crollare.

Nella lucidità di una fortissima mia disposizione alla filosofia e alle vie delle scienze, ho sempre sospettato di “soluzioni religiose” tendenzialmente confortanti, ancor di più quando si vorrebbe coinvolgere una presunta presenza divina in vicende dal valore decisamente poco universale, come se dovesse operare per soddisfare bisogni o desideri (e poi magari, in cambio, la nostra riconoscenza e la devozione!), o al servizio di alcuni e non di altri. Non ho potuto così sottrarmi dagli attacchi più duri provenienti da una severissima ragione.  

Devo ammettere di avere ricevuto il dono di una estrema sensibilità, con grandi virtù e talenti che, nel tempo, ho imparato umilmente a riconoscere; ma non senza enormi limiti e difetti, per nulla esente da quel desiderio che spinge ad abbandonarsi anche a vizi, leggerezze e “peccati”. Sono tutt’altro che incrollabile e, forse anche da troppo, quasi paralizzato nella rete di una costruzione comodamente segregata mentre un mondo, là fuori, tra sofferenze ed ingiustizie, deve ancora tirarsi a fatica per esserci. 

Mi chiedo quindi: malgrado le meravigliose luci, come può quest’uomo, così corrotto e fragile, raccogliere degnamente quel che potremmo definire “divino”?

Ma la fede, come sempre risollevando, è già in soccorso. Quest’improvvisa forza alata – sin dal principio degli umani all’opera sotto tanti e nessun nome –, è infatti uno dei più grandi doni ricevuti dall’Armonia. Eppure, al medesimo istante, mentre riconduce al sentiero armonico delle conviventi opposizioni, implacabilmente quella stessa fede ricorda che, un’altra volta almeno, si dovrà ricadere nel terribile senso di un simile altro abbandono. Siamo qui, tutti insieme, immersi tra il bene ed il male, ed io, con le mie grandi forze e le mie grandi debolezze, così sono in viaggio. E questa condizione comune si lascia decisamente accarezzare, ricolma e raggiante d’assoluta meraviglia. 

Ogni singolo organismo in sé raccoglie ed emana assoluta bellezza e perfezione. Anche per questo, non è mai giustificabile l’allontanamento e l’isolamento di un qualsiasi vivente. Ciascun essere, infatti, può certamente definirsi limitato, eppur sempre resta dotato di una potenziale rivoluzionaria fiamma interiore. Così anche, guardando attraverso ed oltre i limiti, quella luce interiore della fede può guidarci sulla strada della pacifica unione. Non v’è pertanto alcun vivente che possa essere discriminato, né in relazione ad un qualche prefissato grado di consapevolezza non raggiunta, né per la presenza di aspetti definibili “negativi” o fisicamente e/o socialmente limitanti. 

In verità, quindi, ciascuno a suo modo, siamo tutti incarnazione piena e perfetta dell’unica nostra Madre. E, tra i giusti dubbi, nello spettacolo vivente dei corpi, così nella mente come nello spirito, vibranti d’anima siamo tutti in viaggio nella fede.

(aulicino)

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