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IX > Premessa quinta: Rinascita. e) Alle radici dell’apparenza

Ritorno quindi a dire che, di veramente incredibile e rivoluzionario, nulla potrà mai succedere se non impareremo a credere ed agire per realizzare le profondità sentite e tenacemente ricercate; se non recepiremo con responsabilità l’importanza di ogni nostro pensiero e delle azioni che ne conseguiranno, preoccupandoci di noi stessi così come d’ogni altro.

Nulla accadrà se non sapremo moderarci, rinunciando ad apparire a qualsiasi costo, per non dipendere da un’apparenza infine svuotata di un possibile suo partecipabile significato; se ci ostineremo ad alimentare ciò che soltanto balena in superficie senza una vera profonda storia che, sorreggendo, possa riempire di valore e dare un senso; se resteremo impegnati a raccogliere e condividere l’effimero “mi piace” dei molti. 

E nulla di profondo potrà ancora attraversarci se non troveremo quell’amorevole forza di abituare il nostro “fanciullo futuro” allo sviluppo di adeguate capacità di comprensione e di espressione che vadano anche al di là di quel dilagante carattere “spot” che, nell’ossequio ancora di un troppo comodo e veloce “usa e getta”, sta di fatto monopolizzando le nostre vite e le relazioni, sacrificando la qualità vera della ricchezza a vantaggio di smanie quantitative quali surrogati di un “felice benessere”, così infine gravemente inquinando sia le menti che, inevitabilmente, la natura stessa del nostro mondo. 

Nulla accadrà se cederemo alla ricerca dei facili successi, o se anche, giustamente impegnati nella costruzione seria di un faticoso cammino, finiremo poi col dipendere dall’idea che un successo debba essere necessariamente acclamato, precipitando nella corrosiva speranza allora che qualcuna delle nostre “esibizioni” (non importa a questo punto se più o meno superficiali o profonde!), arrivi fin su, in cima, alle ambite “classifiche”. Nulla quindi accadrà se riterremo senza valore il manifestare quel che naturalmente sentiamo quando non ci sia un pubblico che stia lì a guardarci; se perderemo la capacità di vivere quella bellezza di essere semplicemente ciò che siamo e cosi lasciare che, in un “continuo successo”, già questo felicemente accada. 

Non può che continuare a cantare il solitario uccellino in gioia tra gli alberi, come non può che una farfalla liberare al cielo in battiti i meravigliosi suoi colori. E, per ogni stella che si è ritrovata a brillare, anche quando sembra non ci sia nulla attorno che per quella luce possa germogliare, in verità c’è sempre un universo che sta lì, anche se da lontano, commosso a guardare.

E nulla di veramente rilevante animerà il meraviglioso mondo delle nostre emozioni più autentiche se perderemo la capacità di rivolgerci ad una meta di profondo valore e se, nella fretta, non sapremo poi più riconoscere, ad ogni passo e respiro, le mille gioie del nostro stesso cammino; se non sapremo più raccogliere il senso di una sintesi conquistata attraverso il sacrificio, perdendo di godere delle infinite bellezze che soltanto un lavoro di passione unicamente può riservarci; se guarderemo al solo intrattenimento, così finendo col dissolvere quell’interesse all’arte come strumento fondamentale soprattutto per nutrire le nostre coscienze ed orientare le nostre “istituzioni”. 

Nulla più potrà davvero accenderci se perderemo quella capacità di incontrarci nello sviluppo sereno di un percorso dialettico, di far ribollire i pensieri più profondi attraverso l’esercizio paziente di edificanti letture, di non lasciarci scoraggiare all’insorgere delle difficoltà ma, al contrario, riuscire anzi a trarne quella voglia di fermarsi ancora ed approfondire. E nulla accadrà se non impareremo a comprendere il valore di quelle dedizioni e delle tante rinunce che stanno alle spalle di una qualsiasi vera vittoria, e quel che sta dietro ad una notizia, come dietro, in fondo, ad una qualsiasi storia. 

Chi e cosa abbiamo deciso di seguire? Chi e cosa merita il nostro tempo prezioso, le nostre energie, il nostro supporto? Qual è il senso più autentico della nostra esistenza? Perché crediamo d’essere in vita? 

E tu, proprio tu che ora qui stai ascoltando, sorella anima in viaggio, indipendentemente adesso dal come sia accaduto, perché credi siamo apparsi nel miracoloso spettacolo di questa vita? 

Naturalmente la vita anima per la stessa vita. E riconoscere questo è già di certo un buon punto di partenza. Dal materiale unirsi dei viventi senza dubbio scocca quell’incredibile scintilla che per natura avvia un nuovo ciclo. Ma questo anche accade in virtù di un qualsiasi profondo incontro. Incontrarsi quindi, nella profondità dei nostri pensieri e delle emozioni, oltreché nei corpi, è ciò che crea vita nella vita, cominciando a schiudere la risposta a quel nostro essenziale chiederci “perché”.

E adesso, di un solo passo ancora muovendo più in fondo, nel silenzio ascoltando quell’universo che il nostro fragile cuore coraggiosamente batte, ecco che possiamo vedere come anche questa nostra vita sia del corpo così come di un radiante spirito: abbracciati insieme, come il giorno e la notte, essi si sorreggono con infinito amore e fede, saldamenti sposi finché in terra. E già, questo, è l’inizio di un trasecolante cammino armonico.

(aulicino)

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