La Fiamma

Il Male Armonico

Benvenuti in quest’ultima stagione. Tra i bagliori di questo tramonto, una nuova epoca ha già avuto inizio. Questo è il tempo della Rinascita Armonica. Ed è questo il tempo in cui, chiamato a scrivere del male armonico, comincerò anche a dire dell’Armonia.

Dalla sorgente violata, tra movimenti di natura ed oltraggianti sperimentazioni, una luce di vita ancora è insorta. Nell’innocenza irrorando infatti incede, ma anche divora quel che incontra e, silenziosamente destabilizzando, tuonante si ramifica. È come un glaciale branco raggiante di affamate fiere rilasciate che, per puro istinto vitale, senza colpa colpisce il trovato ospite e convivente, sia nel corpo che nella mente. Ciecamente dilaga e s’inoltra, quel sacro fascio fatale. E non sarebbe poi in sé così grave. In un conflitto naturale, continuamente rigenerandosi, le forme in vita anche procedono. Tuttavia accade che, in un’irresponsabile e perpetuata generale impreparazione, ogni sistema allora crolla e, mentre frana, disperatamente cerca di rialzarsi non potendo che scaricare tutto il peso sulla propria terra, sulla base vibrante del “popolo”: già provati e tendenzialmente smarriti, mossi dal terrore della morte, da un incontrollato bisogno di vivere ad ogni costo, siamo sempre pronti ad alimentare un provvidenziale senso di colpa che tende a chiamare al docile servizio. E mentre cerchiamo di comprendere come agire e quali esattamente siano gli ordini dei governanti di turno per la nostra salvezza, ecco intanto che solennemente l’atmosfera muta. Si accendono le fratture. Le fondamenta tremano. Il senso di colpa si trasforma in rabbia, occasione di un desiderato riscatto. Cominciamo a sentire di poter perdere. E la paura che placa, d’altro canto, diviene adesso anche un urlo che tra le privazioni divampa. Le cose che abbiamo imparato a creder care cominciano improvvisamente a svanire. Ma cosa in fondo per noi è caro? Cosa importa davvero? E cosa resta? Perché siamo e viviamo? Perché tramandiamo? Perché passiamo? Perché ci uniamo? Cosa infine infinitamente vale? 

Ed intanto, mentre cerchiamo di rispondere a questi ed altri simili interrogativi, misconosciuto e profanato, un altro giardino di delizie è stato di fatto rovinato. Un’opportunità ancora miseramente sprecata. Un prezioso sacrificio sui falsi altari di un sempre maggiore benessere materiale che follemente abbiamo rincorso. E questo perché? Ci siamo fermati almeno una volta chiedendoci seriamente il perché? Cosa veramente vale la pena del nostro lavoro quotidiano? Del nostro tempo che irripetibile passa? In cosa ci siamo ridotti a credere? Per seguire ed ottenere cosa abbiamo avuto il dono di un’anima miracolamente capace di muovere i nostri passi? 

E mentre proviamo ancora a rispondere, un albero avidamente depredato di alcuni dei suoi frutti più belli e indimenticabili è ciò che intanto stiamo già consegnando al nostro figlio futuro.

Tante cose non sono, né più saranno come prima. Ma, del resto, non è la prima volta che ciò accade. Tanti corsi preziosi di vita sono già stati sottratti, non più tramandabili, e ne sarà anche privato chi, vergognosamente da noi ereditando, verrà al mondo. 

Pensiamo di poter continuare ancora in questo modo? Ogni fiamma naturale colpevolmente spenta – insieme alle assordanti voci abissali delle soppresse sue discendenze –, richiama al vero peccato di radici e frutti violati, e di ogni celato colpevole nostro ordito. Ci siamo eccessivamente allontanati finendo col calpestare la nostra stessa essenza. È profonda la tristezza. In un pianto amaro ferisce anche la rabbia. 

Ma adesso anche sereni, fratelli e sorelle: abbiamo dinnanzi una lunga via, una terra nuova da ricoltivare, un cielo antico da respirare, e tanto ancora da poter scrivere insieme. 

Nulla in verità accade al di fuori di un disegno armonico universale. Tuttavia, espiato il più alto costo, con grevi sofferenze quantunque sulla schiena, aperti gli occhi all’umanità e al mondo, saremo pronti allora alla Rinascita? Esortati a lasciare, a condurre giù alla realtà gli alti tesori raccolti – seguendo dunque la Via Maestra Discendente –, saremo pronti allora a donare? Siamo pronti adesso? 

Abbiamo avuto anche l’opportunità di vedere, di ricevere “rivelanti anticipazioni”. Eppure, malgrado ciò, nulla di veramente essenziale e risolutivo è stato fatto. Ci siamo trascinati nella speranza di archiviare eventi spiacevoli come semplicemente appartenenti ad un qualche breve momento da dimenticare. Convinti di poter continuare, senza intervenire sulle cause, siamo riusciti anche a confidare in una salvifica scomparsa dei temuti sintomi, come fossero il male da combattere. E, restando quasi paralizzati, non abbiamo compreso che forse è arrivato il momento di una seria critica diradante per raccogliere il tesoro vivo della nostra manifestante essenza. Ci siamo pure ridotti a pregare affinché presto giunga l’ennesimo farmaco finale che, in tutta comodità, ci “liberi dal male”. Ma eccoci costretti ad arrestare corsi ingenuamente creduti come eternamente acquisiti. Siamo tutti drammaticamente esposti ben oltre la nostra stessa immaginazione. Ed eccoci! Confusi, arrabbiati, spaventati, oltremodo docili o disperatamente urlanti. Non sappiamo più neanche come vivere. Non sappiamo se addirittura sia giusto muoversi o star fermi, né come! E quella nostra congenita paura, comunque alimentata, conduce intanto alle più subdole chiusure della mente, spingendo ad accogliere nella normalità stili di vita eccessivamente cautelativi che sono infine pericolosi per la nostra stessa salute.

Ad ogni modo, di una cosa intanto possiamo esser certi: è sempre continuando a vivere che si ritorna a vivere. Non possiamo tenere quindi oltremodo chiuse le nostre esistenze. Ma, soprattutto, è vivendo nel bene che si ritorna davvero a vivere. E cosa è per noi il bene? Come è bene procedere? Bisogna imparare a resistere per non cadere in attraenti estremismi, lì sempre pronti ad accecare, soprattutto quelli più ingannevoli che (spesso anche attraverso l’utilizzo sottile di moventi anti-estremisti!) finiscono con l’alimentare divisioni e odi, dualismi e fronti sordamente contrapposti. In triste ricompensa, percependosi come l’azione di un qualche fuoco dentro, può riceversi anche l’illusione di sentirsi vivi mentre, in realtà, ci si sta soltanto e vanamente oltremodo consumando.

Bisogna imparare a stare bene con se stessi, nella casa del nostro corpo, prima ancora che in qualche stanza, da soli o con qualcuno, e nei mille sentieri immersi che, per accendere e riaccendere le viventi connessioni, ovunque scorrono. Ma per stare bene con se stessi dobbiamo cominciare a vivere aprendo il cuore alla vita. Sentiamo il mondo. È tempo che si impari la moderazione, il rispetto, la compassione, il senso edificante del giusto sacrificio. Sentiamo il valore del lavoro grazie al quale possiamo prevenire le negatività, ma senza dichiarar loro guerra, bensì attraverso una loro serena comprensione, costruendo radici sane e forti. Tutto sorge dalla stessa divina sorgente e ad essa, ad ogni istante e ad ogni infine, tutto ritorna. Ricerchiamo con pazienza le cause dei problemi così da potere agire guardando alle fondamenta. Non restiamo intrappolati a rincorrere i sintomi di un contraddittorio sistema fallimentare, spesso luccicante di un drammatico vuoto soltanto. Nell’accoglimento di un vero spirito comunitario propaga il richiamo alla pacifica unione. 

La grande trasformazione è in atto: alla luce del divino segno, nella pace universale si rinnovano i “sistemi”. Traboccando dalle sommerse essenze, si rianimano su, per la vera rivoluzione che da tempo ormai si attende. 

La divina Armonia, Madre, da sempre è compiuta. Eppure questo è il tempo.

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Nella sequenza di scritti che seguiranno sarà dunque detto qualcosa del male armonico. 

Attraverso le onde drammatiche di una profonda crisi, naturalmente infatti anche accade che l’Armonia così Sé manifesti. E nell’intima luce della notte, nel canto rinnovato della liberazione, per l’umanità già incede la Rinascita.

(aulicino)

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